Arquata del Tronto, in breve
Arquata del Tronto è un comune italiano di 901 abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Appartiene alla Comunità montana del Tronto, confina con tre regioni (Lazio, Umbria ed Abruzzo), è l'unico comune d'Europa racchiuso all'interno di due aree naturali protette (il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a sud.), ed è noto per la presenza della storica rocca medievale che sovrasta l'abitato.
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Sull'origine del paese si hanno notizie incerte. Alcuni storici riconducono l'odierna Arquata all'antica Surpicanum, uno dei centri della Regio V Picenum collocata tra le Statio della Tavola Peutingeriana Ad Martis e Ad Aquas l'attuale Acquasanta Terme. Un'altra ipotesi ne attribuisce la nascita ad un insediamento fortificato d'epoca romana dislocato sulla Consolare Salaria, strada che all'epoca era la via commerciale del trasporto del sale prodotto nelle saline di Truentum. Si suppone, inoltre, che Arquata possa essere un paese fondato dai Sabini, correlando la vicinanza di questo popolo già presente a Norcia e ad Ascoli, originato dalla migrazione di queste genti col ver sacrum, e che solo in seguito è appartenuto ai Romani. Nel I secolo d.C.
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È la chiesa parrocchiale di Arquata del Tronto. L'edificio religioso si trova nella zona centrale del paese, lungo la via che conduce alla Rocca. Di dimensioni modeste ha una facciata molto semplice con un importante portale scolpito in pietra arenaria. Il suo interno è costituito da un unico ambiente dove si trovano altari lignei, la cantoria, e collocata, sulla parete di fondo, una tela dell'Annunciazione del XVI secolo. L'arredo storico più noto di questa chiesa è costituito dal Crocifisso ligneo policromo della seconda metà del XIII secolo, esposto su di un capitello di tufo e considerato la statua sacra più antica delle Marche.
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Le riprese degli esterni del film Serafino, del 1968, di Pietro Germi furono girate ad Arquata del Tronto, Capodacqua, Spelonga e Colle. La manifestazione è una rievocazione storica, in costume, che si tiene ogni anno ad Arquata. Ha luogo nel pomeriggio del giorno 19 agosto ed è stata istituita a ricordo del soggiorno, presso la Rocca, di Giovanna d'Angiò durante la prima metà del XV secolo. Per il paese l'evento rappresenta la sintesi dell'espressione della storia e delle tradizioni legate alla fortificazione che sovrasta il borgo. Lo svolgimento della manifestazione si compone di due momenti. Il primo è costituito dalla cerimonia detta “la discesa della regina”, ossia dalla sfilata in costume di molti figuranti che indossano abiti ispirati al Quattrocento.
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L'economia di questo piccolo comune è principalmente legata alle risorse del territorio. Vicino al paese di Capodacqua è presente un impianto per la produzione idroelettrica. Come per tutte le popolazioni di montagna, anche nel comprensorio arquatano, la risorsa del bosco è, ed è stata, storicamente uno dei maggiori riferimenti per l'intera vita della comunità. Ai nostri giorni, sebbene alcune fonti di reddito siano cambiate, la generosa biodiversità che offrono le estese realtà boschive costituisce il serbatoio di un importante capitolo di rendita. Ancora oggi le attività lavorative sono attuate con tecniche di sfruttamento e produzione assolutamente tradizionali.
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Il territorio dell'arquatano, prevalentemente montuoso, è caratterizzato dalla presenza del monte Vettore, del monte Ceresa, del massiccio dei Sibillini e della catena dei monti della Laga. Il paesaggio varia tra alpestri pareti scoscese che si avvicendano a fitti boschi di castagno, faggio e conifere; tra pendii e ampie balconate naturali, verdi campi e aree pascolive. Dalle cime più alte si scorgono i profili del Gran Sasso e del mare Adriatico. Questa è l'area del cosiddetto "versante magico" dei Sibillini, intriso sin dal medioevo di credenze, tradizioni e storie fantastiche, animate da presenze misteriose, che ancora oggi vi aleggiano. Guido Piovene li descrive come i: «monti più leggendari d'Italia».
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